Il pesce in lattina diventa gourmet. Storia di un’evoluzione gastronomica

In Italia cresce il consumo di conserve di alta gamma.

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Cosa sono le lattine?

Le scatolette alimentari o lattine, come vengono chiamate dalla maggioranza degli italiani sono dei contenitori in banda stagnata (comunemente note come latta), ovvero piccoli recipienti in fogli di acciaio ricoperti da un sottile strato di stagno che rende queste scatole resistenti all’ossidazione e alla corrosione. Un materiale riciclabile all’infinito e per questo considerato dai green lover il “Santo Graal” del commercio moderno.

Storia delle lattine

Il primo cibo confezionato apparve nel 1795 grazie al francese Nicolas Appert che decise di conservare gli alimenti in barattoli di vetro chiusi ermeticamente, garantendo una lunga vita anche ad ingredienti di più facile reperibilità. Perfezionò l’invenzione bollendo il cibo in modo tale da allungare ulteriormente il consumo. Un’intuizione che in breve tempo si trasformò in un’industria alimentare.

Fu una rivoluzione senza precedenti per la gastronomia mondiale, ma ben presto emersero i limiti del materiale scelto, troppo fragile e poco efficiente, così nel 1810 Philippe de Girard perfezionò l’idea di Nicolas sostituendo i barattoli in vetro con contenitori in latta. Il brevetto fu venduto agli inglesi che lo utilizzarono come alimento per l’equipaggio della Royal Navy.

Divenne popolare solo nel 1850, quando negli Stati Uniti fu inventato l’apriscatole con rotella di taglio, grazie al quale era facile aprire l’ermetico guscio metallico: era nato il cibo in scatola.

Qual è il cibo in scatola più consumato?

Qualche anno fa, l’Associazione Nazionale Conservieri Ittici (ANCIT) e l’Associazione Nazionale Fabbricanti Imballaggi Metallici e Affini (ANFIMA) hanno chiesto a Doxa, la più importante azienda italiana di ricerche di mercato, di effettuare un sondaggio su quale fosse la prima cosa che gli italiani associano ad una scotola alimentare. Risultato? Ben l’80% degli intervistati ha risposto: il tonno. Al secondo posto troviamo i pelati (7%), seguiti dai legumi fermi al 4%. Il tonno in scatola, inoltre, rappresenta il consumo più virtuoso con solamente l’1% della produzione che viene buttata.

Il pesce in lattina è gourmet?

L’Italia è un paese con una lunga tradizione di pesce conservato in latta con le nuove generazioni che hanno preso in gestione le aziende famigliari traghettandole verso il “fine dining”. È iniziato così sia un restyling grafico delle confezioni che la scelta di confezionare solo pesce di qualità proveniente da pesca sostenibile. una strategia volta ad intercettare un target di consumatori più alto spendente e attento a politiche di tutela ambientale.

Il pesce in lattina in Italia

In Italia il pesce in scatola sta diventando sempre più gourmet con numerose boutique alimentari che mostrano colorate latte sui propri scaffali. Un prodotto sempre più percepito come un’eccellenza gastronomica legata alla tradizione di noti marchi ittici che lavorano il pesce nel rispetto di secolari savoir-faire. Una “moda” che ha sdoganato un contenitore troppo spesso declassato a cibo mainstream.

Come si usa il pesce in scatola?

Il pesce in lattina ha fatto sicuramente la fortuna delle alici che con il loro saporito gusto sono perfette come antipasti se adagiate su un crostino con burro. Per chi ama aromi più delicati si può optare per filetti di trota salmonata, branzino e salami di pesce che grazie a questi contenitori sono diventati comuni alleati per cene gourmet. Altro alimento che ha beneficiato di questa nuova tendenza è il caviale che presentato nell’elegante piccola scatola sta conquistando sempre più estimatori; insomma, chi di voi non ha mai osservato i colorati packaging ed ha desiderato di portarli a casa?

Quanto vale il mercato del pesce in scatola?

Il valore del mercato italiano di conserve ittiche genera un fatturato annuo di circa 2miliardi di euro, con il tonno che da solo vale ben 1.500 milioni di euro.

 

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