Dazi e vino: crisi di mercato o nuove opportunità?
Ci eravamo tanto amati.

Gli USA e la sfida dell’età dell’oro
Le grandi etichette di vino rappresentano, una bella cartolina dei paesaggi e della cultura di Italia e Francia, basta pensare ai numerosi film che hanno come sfondo le colline toscane o i vigneti della Provenza.
Un sodalizio mai messo in discussione, anzi in forte crescita nell’ultimo decennio, che per la prima volta nella sua storia può terminare.
L’aumento considerevole delle tariffe sul vino proveniente dall’UE con destinazione USA fa tremare borse e mercati di entrambi i continenti con i produttori e rivenditori incerti sul loro prossimo futuro.
Finiranno (forse e speriamo) anche le speculazioni che hanno trasformato la bevanda di Bacco più preziosa dell’oro.
Il ruolo dei dazi in economia
La storia economica è piena di esempi di politiche protezioniste e del ruolo chiave che hanno svolto nel proteggere e stimolare le economie nazionali.
In passato, molti paesi hanno utilizzato i dazi per:
– Tutelare le industrie nascenti, imponendo imposte su prodotti di importazione più economici;
– Favorire le aziende nazionali, consentendo loro di competere con i produttori stranieri;
– Generare importati entrate fiscali, permettendo politiche di espansione economica;
– Rappresaglie commerciali, utilizzando le tasse sulle merci come strumento di ritorsione.
È importante sottolineare che l’efficacia di tali politiche non sempre porta all’obiettivo prefissato, anzi in molti casi ha creato guerre commerciali che non hanno portato benefici.
Export vino italiano
L’ export di vino italiano verso gli Usa vale quasi 2 miliardi di euro, un risultato straordinario se pensiamo che negli ultimi venti anni le vendite negli Stati Uniti sono quasi triplicate in valore, con un incremento del 162%.
New York & Co. sono una vera e propria miniera d’oro per i produttori della bevanda di Bacco, con gli “yankee” che ad oggi rappresentano il primo consumatore mondiale di vino con 33,3 milioni di ettolitri consumati (dati Oiv), ecco spiegata la decisione di Trump.
I pericoli per le vendite
La possibile entrata in vigori dei dazi del 200% per i vini europei renderebbe le etichette di Sangiovese, Primitivo, Pinot Nero ecc. proibitive per il consumatore medio americano, portando a un drastico calo della domanda.
Attualmente le denominazioni europee rappresentano oltre un terzo (35%) del mercato vinicolo statunitense.
Con l’aumento dei prezzi il costo di una bottiglia di Chianti passerebbe da 20 dollari ad oltre i 60 dollari.
Danni al Settore della Ristorazione e dell’Ospitalità
La Ristorazione americana come i diversi Wine Club e locali di tendenza basano la propria proposta su una selezione di vini provenienti dal Vecchio Continente.
Con i costi operativi in possibile aumento, questo settore vedrà ridursi la clientela.
Secondo l’American Restaurant Association, il settore Ho.Re.Ca. impiega oltre 15 milioni di lavoratori, posti seriamente a rischio.
Nuove opportunità per il mondo del vino
L’imposizione di tributi per beni e servizi provenienti da diversi Paesi può rappresentare una variabile destabilizzante, capace di alterare equilibri consolidati e ridisegnare le dinamiche di mercato, ma possiamo considerare i dazi solo un pericolo, o possono trasformarsi in opportunità?
Durante la presidenza Trump il settore vitivinicolo italiano dovrà superare sfide e attuare strategie a proprio vantaggio:
– Diversificazione dei mercati: la dipendenza da un solo grande mercato rende le aziende “ostaggio” di politiche commerciali non controllabili. La differenziazione delle nazioni a cui vendere il vino può ridurre questa vulnerabilità.
– Valorizzazione del territorio: la promozione di un turismo enogastronomico è un bene per l’Italia, che deve iniziare a produrre sinergie reali ed efficaci tra territorio, cultura e aziende enogastronomiche.
– Prezzi più equi: in mancanza di un mercato con potere d’acquisto maggiore il listino medio delle bottiglie potrebbe diventare più accessibile anche per il ceto medio.
Analisi Critica
L’export di vini verso gli Stati Uniti vale da solo il 22,6%*, per questo è necessario saper comunicare con i nuovi mercati emergenti come Arabia Saudita, Turchia, Brasile e Paesi Asean (su tutti Thailandia, Indonesia e Vietnam).
Oggi queste nazioni coprono ben il 49% dell’export globale tricolore, una quota destinata a crescere.
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*Focus on di SACE
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